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Recensione: Il nucleare salverà il mondo

Ho concluso da poco la lettura di “Il nucleare salverà il mondo” di Gwyneth Cravens (Tit. orig.: Power to Save the World: The Truth About Nuclear Energy).

Il libro mi ha fatto un’impressione migliore rispetto a quello di Chicco Testa letto un paio di mesi fa. L’autrice conduce un viaggio lungo tutta la filiera dell’energia nucleare, dalla miniera da cui si estrae il minerale di uranio fino ai depositi delle scorie nucleari. In questa ricerca è accompagnata dal Dr. D. Richard “Rip” Anderson, un esperto di rischi collegati all’energia nucleare, che risponde alle sue domande e la aiuta a comprendere cosa si nasconde dietro spiegazioni tecniche spesso oscure ai più. L’idea che in genere il pubblico ha dell’energia nucleare si basa su una serie di affermazioni che spesso non trovano corrispendenza nella realtà dei fatti, nel libro le principali obiezioni (proliferazione nucleare, impatto ambientale, effetti sulla popolazione, rischi delle centrali, scorie, etc.) sono affrontate e risolte alla luce dei fatti e dei risultati scientifici.

Come già capitato ad altri oppositori del nucleare (il succitato Chicco Testa, James Lovelock, etc. ) anche l’autrice ha dovuto rivedere i suoi preconcetti una volta approfondita la conoscenza su questa forma di energia. Di fronte ad una domanda energetica mondiale che non accenna minimamente ad arrestarsi ma anzi accellera sempre di più l’unica alternativa concreta e disponibile all’uso dei combustibili fossili (petrolio, gas, carbone) è e resterà per molti anni l’energia nucleare.

Oltre al resoconto del viaggio il libro fornisce una completa serie di riferimenti che permettono al lettore di controllare personalmente le fonti e le citazioni, un’ottima abitudine che ogni autore dovrebbe avere quando tratta argomenti importanti in maniera seria.

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L’ago della bilancia

Ricordate le elezioni politiche del 2006? Quelle additate come il segnale di un paese spaccato in due? Quelle che fecero venire un travaso di bile a Berlusconi perché furono perse per soli 24775 voti? Bastava veramente poco per cambiare l’esito della elezioni, era sufficiente che solo 12388 elettori giunti nella cabina elettorale decidessero di cambiare il loro voto per avere un governo Berlusconi già nel 2006.

Ma quanto sensibile è l’ago della bilancia delle democrazia? Visto che stanno per avvicinarsi le elezioni presidenziali statunitensi può essere istruttivo dare un’occhiata a come funziona laggiù la “bilancia democratica”. Un tizio, Mike Sheppard, si è preso la briga di rispondere alla domanda: “Qual’è il numero minimo di voti necessari per passare da un candidato all’altro?” e ne è scaturita una interessante analisi.

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