My Mizra Blog


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Eroe del sottoproletariato

Ho appena finito di leggere il romanzo d’esordio del giovane Nicola Landi.
Facendo due conti ho finito le circa 180 pagine in meno di 6 ore ovvero mezza giornata, il che depone decisamente a favore della scorrevolezza del libro.
Mi è piaciuto anche se in alcuni punti un po’ di editing avrebbe giovato. Tralascio la critica del contenuto visto che le mie limitate capacità letterarie mi permettono solo di percepire le sbavature ma non di suggerire correzioni e/o rimedi.
Mi permetto solo di dire che la quarta di copertina andrebbe almeno dimezzata e non andrebbero anticipati troppi dettagli al lettore.
Comunque lascerò un posto libero in cima alla pila, sempre più alta, dei libri da leggere per il prossimo lavoro di Nicola Landi 🙂
Non posso dire altrettanto per Valerio Massimo Manfredi, con il suo “Le paludi di Hesperia” sono inchiodata a pagina 20 e comincio a sospettare che non lo leggerò più, figuriamoci finirlo. Per rendere l’idea ora sono inchiodato a Cittadella per un problema al treno, se avessi tra le mani il libro di Manfredi piuttosto che leggerlo mi rincoglionirei con Ruzzle o proverei a farmi un pisolino.


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It’s been a while!

È un bel po’ che non posto nulla. Argomenti per sproloquiare a vanvera ce ne sarebbero ma sono stato particolarmente pigro ultimamente :-).
A dirla tutta ho perso interesse per le vicende politiche di questo paese da quando mi sono accorto che non era necessario seguire la politica per capire cosa combineranno governo e parlamento. Chiaramente togliendo la politica dal piatto si elimina una fetta enorme delle chiacchiere da bar e delle esternazioni.
Vivendo senza televisione grazie al passaggio al digitale terrestre (Grazie di cuore! Davvero, si sta un bene dell’anima senza TV), i miei contatti col mondo estero restano la radio (perennemente sintonizzata su Radio24), internet ed una tranquilla vita sociale. Ultimamente mi sono dedicato con un certo impegno alla lettura. Mi sono prefisso di leggere 52 libri (uno a settimana) quest’anno e per ora sono al passo 🙂 Quasi tutti i libri letti sono in inglese con la notevole eccezione di “Dio c’è ma non esiste” di Natalino Balasso. Leggere in lingua originale mi sta dando grandi soddisfazioni, sia come piacere della lettura sia dal punto di vista economico. Se avete anche una minima dimestichezza con l’inglese consiglio vivamente di sforzarsi di leggere i vostri autori inglesi e statunitensi preferiti in lingua, è un investimento che ripaga un sacco.
Concludo qui, ho un mostruoso debito di sonno e sto viaggiando tra Prato e Viareggio in treno, mezz’oretta di riposo male non mi farebbero.


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Pena di morte, solo un paese su 10?

Oggi buttavo l’occhio sulle news del Corriere ed ho notato un articolo intitolato “Pena di morte, solo un paese su 10 la usa ancora” di Riccardo Noury.
Mi sono subito detto: “Dai! Una notizia positiva, le cose migliorano” 🙂
Dopo il breve entusiasmo iniziale sono rimasto un po’ pensoso…. solo il 10% ha la pena di morte? Ma la Cina fa un sesto della popolazione mondiale! Ha forse smesso di linciare le persone per reati “comuni”, come ad esempio l’evasione fiscale, ed io non me ne sono accorto? Strano, l’altro ieri ho letto un articolo che ricordava che in Cina ricavano organi da trapianto dai condannati a morte… però hanno intenzione di smettere nei prossimi 5 anni 😉
A quel punto ho capito il mio errore, il 10% degli stati non sono il 10% del mondo. Mettendo nel mucchio stati come  Andorra, Città del Vaticano e Liechtenstein fai presto ad arrivare alla cifra di 198 stati come nei conteggi di Amnesty International.

Non voglio sminuire gli sforzi fatti per la lotta alla pena di morte ma guardando i dati da un’altra prospettiva si vede che il più grande stato totalmente abolizionista è il Messico, 11° nella classifica dei paesi più popolosi al mondo.
Tra i primi dieci paesi 8 mantengono la pena di morte per reati comuni e 3 l’hanno utilizzata nel 2011.
Estrapolando un po’ di dati demografici da Wikipedia e calcolando le percentuali “pesando” gli stati in base alla popolazione invece di contarli otteniamo numeri ben diversi.

Numeri dal report di Amnesty
Paesi totali: 198 (100%)
Paesi che mantengono la pena di morte: 57 (28,78%)
Paesi con persone giustiziate nel 2011: 20 (10,10%)

Valori ottenuti pesando gli stati in base alla popolazione
Paesi totali: 6.525.685.897 (100%)
Paesi che mantengono la pena di morte: 4.344.221.686 (66,57%)
Paesi con persone giustiziate nel 2011: 2.254.378.999 (34,55%)

I dati demografici sono ricavati dal CIA Factbook 2006, un po’ datati ma le percentuali non dovrebbero subire grosse oscillazioni visti i numeri in gioco.

Ai pochi lettori del presente post un consiglio: prendete le percentuali pubblicate sui giornali con le pinze e se vi viene un dubbio sui numeri una rapida ricerca in Wikipedia spesso lo dipana o fornisce indicazioni utili su come trovare informazioni e dati corretti.

Update 30/03/12:  il Giappone ha eseguito tre condanne a morte interrompendo una moratoria di 20 mesi. Con una popolazione di circa 120 milioni di abitanti aggiungerà un 2% scarso al gruppo dei paesi giustizialisti.

Update 03/08/12: il Giappone esegue altre 2 condanne a morte.


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Unico de che???!!!

Per quanto la posizione della Chiesa Cattolica su matrimonio e procreazione sia nota (a chi ha orecchie per intendere) mi fa comunque effetto vederla spiattellata nero su bianco dalla bocca del Pontefice e ribattuta nelle notizie ANSA.

Per chi non avesse ancora capito l’antifona il matrimonio è l’unico ‘luogo’ degno per generare figli.

La domanda sorge spontanea… e gli altri? Tutti figli della serva? Of course, darling!

Bene, era chiaro già da un pezzo che per certi dotti cattedratici esistono coppie di serie A (sposati con rito cattolico), di serie B (sposati “in comune”), di serie C (conviventi) e non coppie a prescindere (unioni non eterosessuali)… ora al novero dei distinguo possiamo aggiungere con tranquillità la divisione tra bambini generati degnamente e quelli generati indegnamente.

Mi soffermo a pensare ai figli delle coppie che conosco… no, ‘sta cosa è proprio una cazzata immane! Questa finisce direttamente nella lista dei “101 motivi per non essere cattolico”.

 

 


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Immacolata che??!!

Oggi festa dell’Immacolata e domani ponte per i fortunati che riescono a strappare il venerdì di ferie (il sottoscritto non è annoverato tra questi ultimi).

L’Immacolata Concezione (Immacolata Concezione della Beatissima Vergine Maria) è un dogma della fede cattolica che viene celebrato appunto l’8 dicembre. Questo dogma è interessante in quanto costituisce una cartina di tornasole o, meglio, una domanda trabocchetto per i sedicenti cattolici nostrani. Capita spesso e volentieri che l’Immacolata Concezione sia erroneamente confusa con il concepimento verginale di Maria e le casistiche che ho incontrato generalmente ricadono in tre gruppi:

  1. ignoranza o disinteresse: l’interrogato non sa e/o non ritiene importante l’Immacolata Concezione. A mio dire un’ignoranza legittima, stare a sindacare sul Peccato Originale della Madonna non rientra esattamente nei problemi di tutti i giorni… a meno di non essere cattolici;
  2. perseverante errore: l’interrogato risponde prontamente, ed erroneamente, che l’Immacolata Concezione è la concepimento senza peccato di Gesù (il succitato concepimento verginale di Maria). In genere l’interrogato non gradisce l’essere corretto e difende con foga la sua posizione, ho notato che più “stima” il suo “essere cattolico” più reagisce.
  3. conoscenza: l’interrogato sa cos’è l’Immacolata Concezione.

Nonostante i “cattolici” siano la maggioranza per l’esperienza che avuto il gruppo n° 3 è in assoluta minoranza. Questo fa sorgere qualche dubbio sulla corrispondenza tra la definizione di “cattolico” nel gergo comune e quella riportata nei dizionari della lingua italiana, ho un post sull’argomento che attende da un’eternità nel freezer, ogni volta mi riprometto di dargli forma compiuta ma alla fine non ne faccio niente.

PS: non centra niente col suddetto post ma The Lancet, la prestigiosa rivista medica, propone l’uso della pillola per le suore. Per i dettagli rimando al lancio ANSA e, per gli anglofoni, all’articolo del Telegraph.


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Libri e cultura: beni di lusso

Alla fine la famigerata legge Levi entra in vigore e da mezzanotte si abbatte la scure sugli sconti applicabili sui libri. D’ora in poi mi posso scordare di acqustare libri nuovi col 30-40% di sconto come ho fatto lo scorso Natale, finita la pacchia per il lettore accanito che con minino sforzo poteva ordinare su Amazon o IBS tutti i libri risparmiando e vedendoseli recapitare comodamente a casa.

Bene, mi sono ampiamente rotto il cazzo di queste leggi truffa fatte per proteggere le rendite di qualche gruppetto scaricando il conto sul consumatore generico medio. Visto che, come cittadino italiano generico medio, la mia capacità di influenzare i politici che legiferano è nulla ripiego sull’unico flebile mezzo coercitivo che resta al consumatore ovvero i soldi e come spenderli. Acquisterò solo libri in inglese tramite internet e se proprio dovesse esserci qualcosa che mi interessa in italiano mi rivolgerò alle biblioteche. La mia scelta non smuoverà un solo pelo delle chiappe di chi si è parato il culo con questa legge ma almeno avrò la magra soddisfazione di non lasciargli più nemmeno un centesimo.

Sono un po’ amareggiato perché il risultato finale è che i libri continueranno a costare un sacco e chiunque voglia dedicarsi alla lettura dovrà rassegnarsi a considerare questa sua passione un lusso e non la naturale esigenza di una persona mediamente colta. Quindi in Italia l’imperativo è che la cultura deve costare e costare tanto almeno finchè ci sarà gente che insiste a preferire i libri e musei al calcio in HD, al trash televisivo con tette e culi a profusione, alle nuove suonerie per il cellulare, etc. etc. Questo paese non ha bisogno di gente che legge! Ha bisogno di somari che sgobbano tutto il giorno e la sera si lobotomizzano davanti alla televisione… persone con una soglia di attenzione che non vada oltre i 5-10 minuti canonici altrimenti c’è il rischio che cominci a chiedersi cosa ci sia oltre lo spot che promuove un prodotto, una legge, un’idea politica o quant’altro.

Dopo questo sfogo me ne vado a dormire, meglio dormirci sopra tanto a farsi venire il fegato marcio non se ne ricava nulla!


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Tempo impazzito!

Come avrete notato questa estate è meteorologicamente schizofrenica, per capire che tempo farà tanto vale affidarsi a tarocchi ed oroscopi!
Parlo volentieri del tempo perché:
1) sono stufo di parlare di B., mi auguro solo che si tolga presto dalle palle!
2) non voglio mettermi a discutere di TAV, manovra finanziaria, etc. perchè mi incazzo e poi devo doparmi con gli antiacidi;
3) prossimamente arriva il classico appuntamento col minimo della calotta polare artica, un must per un pedante catastrofista come me 🙂
4) è l’argomento neutro definitivo, fiore all’occhiello di ogni gentleman inglese e ottimo per sostenere interminabili conversazioni frivole 😉

Questa estate non è male, abbiamo già avuto un bella rata di tornado che potrebbero trasformare il 2011 nella stagione record, gli uragani sono agli inizi ma promettono bene… insomma ce n’è per discutere serate intere senza toccare minimamente politica, religione, etc. etc.

PS: “The Selfish Gene” in dirittura d’arrivo, stay tuned!


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Vecchie nuove idee

La lettura di “The Selfish Gene” prosegue, il viaggio in treno di questo fine settimana mi ha consentito di arrivare a due terzi abbondanti del libro e conto di finirlo entro il prossimo weekend.

Che dire? I temi trattati mi coinvolgono e permettono di capire in maniera profonda un sacco di cose. E’ emblematico/interessante notare come un libro vecchio di 35 anni contenga un tale numero di idee “nuove” e “rivoluzionarie”. Il “problema”, se così lo vogliamo definire, è che i fatti e le teorie accertate/consolidate in ambiente accademico sono ignorate, disattese quando non addirittura osteggiate dalla cultura “popolare”. Pare che lo stesso capiti sovente in ambienti accademici umanistici che sembrano ignorare completamente le ripercussioni delle “recenti” scoperte scientifiche in biologia, genetica ed evoluzione e continuano imperterriti a ripetere argomentazioni palesemente sbagliate od ad imbellettarle per farle reggere quel tanto prima di buttare in vacca il discorso e bloccare ogni tentativo di analisi. L’italica situazione è, se possibile, ben peggiore di quella che troviamo nel resto dei paesi sviluppati. Spesso ho avuto l’impressione che negli ambienti “umanistici” ignorare o contrastare qualsiasi risultato di origine tecnico-scientifica sembra la regola e/o la massima aspirazione dell’esperto: “Guarda come ho messo in riga con la mia dialettica sopraffina questi rozzi ed incolti biologi/fisici/medici/ingegneri e le loro scialbe e noiose ricerche”

A parte l’eterna diatriba tra facoltà umanistiche e scientifiche salta all’occhio la disparità di trattamento tra gli esperti delle due “fazioni” ovvero scienziati/medici/etc devono ascoltare, rispettare e tenere in considerazione le osservazioni di bioetici, filosofi, teologi, etc ma quando si tratta di considerare osservazioni di tipo matematico, medico, biologico il “dotto” di turno può sbattersene altamente e tirare dritto.


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Ready for the rapture?

Oggi avrà luogo (l’ennesimo) Rapimento, evento che precede la Fine, stando alle parole di Harold Camping che lo ha fissato per oggi alle 18 (la fine del mondo è prevista per il 21 Ottobre p.v.) Ma cosa prevede il Rapimento? Beh, i morti risorgeranno dalle tombe ed i rinati in Cristo ascenderanno al cielo, la terra tremerà via via che il sole avanza, etc. etc. Insomma un misto tra “L’alba dei morti viventi”, un film sui rapimenti extraterrestri più uno a scelta tra i film TV sul Big One californiano.

In teoria dovrei dilungarmi su “Breaking the spell” ma affrontare l’argomento religione in modo “serio” con da una parte le profezie degli sciroccati evangelici USA e dall’altra il mega-scandalo di Don Seppia non mi riesce proprio 😉

Solo due parole sul caso Seppia che sta avendo una potente eco massmediatica da quando è venuto allo scoperto:

  • cambierà qualcosa? Ormai sono anni che si sente parlare di “cambiamenti” all’interno della Chiesa, mi sembra che abbiamo già avuto un paio di “giri di vite” (vedete post precedenti), ma non sappiamo se e quando vedremo i risultati e se questi saranno all’altezza;
  • gli italiani sono in grado di “reagire” in maniera adeguata? In Belgio (vedi post precedenti) un vescovo ha abusato suo nipote, scandalo che ha scosso fino alle fondamenta la chiesa locale, commissioni di inchiesta, perquisizioni, presidente belga (democratico cattolico) che sostiene l’operato della magistratura perché sia fatta luce e giustizia, etc. In Italia? Chiacchiere da bar, linciaggio del Seppia su FB, articoli di giornale e poi finisce tutto a tarallucci e vino, come sempre del resto.
  • abusi plurimi e continuati su minori, uso di droga, possibile contagio con HIV delle vittime (le ultime news accennano ad una possibile sieropositivià del Seppia)… ma quanto deve essere grave un caso perchè l’opinione pubblica faccia qualcosa di più dell’indignarsi e blaterare al bar?

Bon, vado avanti, tra poco parto per raggiungere Raffaella a Padova.


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Quanto sei cattolico?

Nell’attesa di togliere dal frigo la bozza di “L’Italia è un paese cattolico” segnalo un rapido quiz per valutare quanto sei cattolico. In Italia dichiararsi cattolico è la risposta di default ma, interrogando il singolo su convinzioni e comportamenti pratici, si scopre che ci si trova di fronte ad un cristiano che di cattolico ha qualche retaggio culturale ma in materia di fede andrebbe collocato in una delle numerose forme di cristianesimo non cattolico.

Naturalmente far notare al proprio interlocutore che la sua professione di fede è, nella migliore delle ipotesi, stiracchiata se non completamente campata in aria è il metodo migliore per impelagarsi in discussioni mostruose 😉